1 1 1 1 Aspettando la Biennale 2017: La Primavera dell'Arte a Venezia Il robusto “antipasto” espositivo di Venezia alla Biennale farà di quella in arrivo un’autentica primavera dell’arte. La Mostra Internazionale di Arti Visive, intitolata quest’anno “Viva arte viva”, curata da Cristine Macel,  si avvicina a grandi passi, (aperta al pubblico dal 13 maggio e preceduta da tre giorni di vernice)). Ma prima si aprono in laguna almeno altre quattro significative mostre che preparano in qualche modo il terreno all’abbuffata espositiva dentro e fuori Biennale che farà ancora una volta di Venezia, per tutta l’estate, la capitale mondiale dell’arte contemporanea.

Quella più attesa è certamente la doppia mostra che la Fondazione Pinault dedicherà a Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana (www.palazzograssi.it/site/assets/files/5411/mostra2017_it.pdf), aprendo per la prima volta a un solo artista i suoi due spazi espositivi veneziani. Intitolata “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”, aprirà al pubblico domenica 9 aprile.

A stretto giro, dal 12 aprile, aprirà invece alla Casa dei Tre Oci una grande monografica “Lost&Found”, dedicata a David LaChapelle (http://www.treoci.org/index.php/it/), dissacrante e barocco fotografo statunitense, sospeso fra pop e iperrealismo, con oltre cento immagini che ripercorrono tutto il suo lavoro presentando anche la nuova serie “New World”, che segna il ritorno del fotografo delle celebrità alla rappresentazione della figura umana.

Tutt’altro scenario a Palazzo Cini a San Vio, sede della preziosa collezione di dipinti antichi del conte Cini, dal 21 aprile con “Afterglow; Pictures of Ruins” dell’artista multimediale e fotografo brasiliano Vik Muniz (http://www.treoci.org/index.php/it/), Muniz, affascinato dal capriccio italiano e dalla tradizione veneziana, presenta al pubblico sia fotografie inedite tratte dalla recente serie Repro sia lavori realizzati ex-novo in una scala cromatica straordinariamente vivida, attingendo ai dipinti della collezione di Vittorio Cini. In particolare Muniz rivisiterà la tradizione settecentesca del Capriccio architettonico con vedute di rovine, riproducendo le pennellate di questi quadri con ritagli di dipinti riprodotto in volumi di storia dell’arte, con un singolare effetto materico.

Infine, dal 6 maggio, la Collezione Guggenheim aprirà al pubblico la più completa ed esaustiva retrospettiva degli ultimi vent’anni dedicata a Mark Tobey (http://www.treoci.org/index.php/it/), il decano degli Espressionisti Astratti statunitensi. “Mark Tobey. Stringy light”, questo il titolo della mostra, vuole tracciare l’evoluzione dello stile pioneristico dell’artista, nonché il suo contributo, significativo e non del tutto riconosciuto, all’astrazione e al modernismo americano del XX secolo. Con 70 dipinti, che spaziano dalle produzioni degli anni ’20 fino ad arrivare agli anni ’70, la mostra indaga la portata della produzione artistica di Tobey e rivela lo straordinario, quanto radicale, fascino del suo lavoro. Un intreccio di linee sinuose che alla massa delle opere occidentali sostituisce la tenue eleganza della calligrafia orientale.
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