1 1 1 1 Palazzo Fortuny - La bottega Cadorin. Una dinastia di artisti veneziani E' sull'emozionante filo dei ricordi di un "lessico famigliare" rievocato da Ida Cadorin, in arte Barbarigo, pittrice e ultima straordinaria vestale delle memorie di famiglia che è stata costruita in maniera raffinata e sapiente la mostra dedicata alla dinastia dei Cadorin nei suggestivi spazi di Palazzo Fortuny, dove contenitore e contenuto diventano complici grazie alla maestria dei curatori. Dunque non solamente l'esposizione di una raccolta di famiglia (circa 200 opere, tra fotografie, disegni, dipinti e sculture) ma una trama di rimandi, contaminazioni e intrecci che vede coinvolti pittori, scultori, architetti, fotografi e restauratori nella Venezia di fine Otto e Novecento. La presenza dei Cadorin a Venezia risale però al lontano secolo XVI, quando scesero a valle dal Cadore con la loro maestria di intagliatori per aprir bottega. Costantemente documentata per più di tre secoli, la loro attività sembarava destinata a una battuta d'arresto quando venne chiuso l'ultimo atelier alla metà dell'Ottocento. Riaperta l'attività di famiglia sul finir del secolo, fu grazie a Vincenzo (1854-1925), fine intagliatore e grande scultore formatosi all'Accademia di Belle Arti, che la bottega divenne una grande impresa e i prodotti che uscirono dal suo atelier erano richiestissimi da una committenza raffinata e alla moda. In mostra un assaggio della produzione del laboratorio situato in fondamenta Briati che contava decine di maestranze tra apprendisti e operai, ma che vede ben presto attivi anche i figli Ettore (1876-1952), Romeo (1889-1934) e la bellissima Ida (nata nel 1880 e morta giovanissima nel 1906). Splendidi sono gli oggetti d'arredo decorativo scolpiti nel caldo legno di cirmolo, dai tavoli alle fiorerie, dalle stele ai cassoni, dove sinuosi corpi di fanciulle si fondono con la struttura del mobile secondo i più aulici modelli dell'Art Nouveau. La presenza assidua alle Biennali veneziane inconterà l'apprezzamento anche della regina Margherita che commissiona a Vincenzo la decorazione della cappella privata di famiglia, realizzata con l'aiuto del figlio Ettore, presente in mostra con una serie di piccoli e preziosi ritratti su placchette d'avorio. Degli undici figli di Vincenzo, Guido (1892-1976) era il più piccolo ma anche il più talentuoso: scelse principalmente la pittura per esprimersi aggiornando il suo linguaggio artistico fino agli ultimi anni della sua lunga vita. Arrivano in mostra direttamente dalla casa della figlia i ritratti di famiglia, una produzione ancora giovanile dove affiora un certo realismo che a volte si mescola all'aggiornamento secessionista. Si possono ammirare anche i 'sintetici' paesaggi veneziani, i disegni per la decorazione ad affresco dell'Hotel Ambasciatori a Roma, chiamato a collaborare dall'architetto Piacentini, le fotografie degli interni della Villa Papadopoli a Ceneda di Vittorio Veneto, ristrutturazione in pieno gusto déco compiuta con il cognato architetto Brenno del Giudice, ma anche le opere tarde dove la ricerca e l'aggiornamento del linguaggio sono sempre ravvisabili. Alla moglie Livia Tivoli (1889-1972), figlia del fotografo Augusto autore del ricco apparato fotografico, è dedicata un'intima e delicata saletta con fiori, alberi e piccoli colorati paesaggi, dipinti prima di dedicarsi a tempo pieno ai figli Ida e Paolo. Sull'emozionante trama espositiva creata dalle opere dei Cadorin delle precedenti generazioni si intreccia un nuovo ordito, suggestivo e visionario, quello intessuto dai quadri e disegni di Ida Barbarigo e Zoran Music (1909-2005), uniti nella vita e nell'arte.

Fino al 27 marzo 2017.

Testo di Franca Lugato
Tratto da Ve:News 210 dic 2016-gen 2017 

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