1 1 1 1 Pinacoteca a cielo aperto: La maniera moderna e il Fondaco dei Tedeschi Agli occhi di un ambasciatore straniero come Philippe de Commynes, legato di Carlo VIII presso la Repubblica di Venezia, la città lagunare appariva alla fine del Quattrocento una delle più belle città d'Europa, anzi "la città più splendida che io abbia mai visto". Sicuramente per formulare il suo lusinghiero giudizio l'ambasciatore aveva potuto ammirare le facciate decorate e colorate dei magnifici e sontuosi palazzi affacciati sul Canal Grande, dove le tonalità mutavano con il variare delle stagioni e delle ore e dove le decorazioni murali costituivano una sorta di "medium" cromatico che aumentava l'illusione scenica degli edifici verso lo spazio pubblico sul quale si affacciavano, diventando protagoniste non solo dell'arredo urbano, ma anche della stessa struttura della città, della sua griglia coloratissima di mattoni, pietra d'Istria e marmi. Ogni volume veniva scomposto in superfici. Nella sensibilità ancora gotica le decorazioni di facciata dovevano marcare particolari zone dell'edificio, come gli angoli, o formare fitti ammattonati, anche attraverso un gioco a scacchiera, oppure fingere tendaggi e tappezzerie. Inoltre fregi con motivi geometrici, vegetali, animali o antropomorfi, contornavano profili di porte e finestre, sottolineavano linee di gronde, creavano marcapiani, incorniciavano stemmi nobiliari e insegne. Commento visivo alle parole del foresto ambasciatore è il ciclo di teleri di Giovanni Bellini e Vittore Carpaccio per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (Gallerie dell'Accademia): la più straordinaria documentazione della "Venezia Ubs Picta" di fine Quattrocento. Ma è soltanto nel secolo successivo che la decorazione delle facciate può vantare di apparati scenografici e illusionisti di grandiosa spettacolarità ad opera dei più celebri pittori dell'epoca: da Giorgione a Tiziano, da Pordenone a Veronese e Tintoretto. Il Fondaco dei Tedeschi in prossimità del Ponte di Rialto ne è il più noto esempio. Dai diari di Marin Sanudo del 1 agosto 1508 veniamo a conoscenza che il centro commerciale delle genti germaniche, luogo di soggiorno oltre che di commercio, punto di forza dell'economia dello stato veneziano, era andato distrutto da un rovinoso incendio abbattutosi nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 1505. I lavori dovevano essere quasi ultimati se i mercanti tedeschi a quella data avevano ripreso le loro attività. Al pittore Zorzi da Castelfranco venne dato l'incarico di dipingere la facciata principale, di rappresentanza, quella che dava sul Canal Grande, per una somma stimata di 150 ducati. Attivo forse già dal 1507 Giorgione sarà impegnato nel dipingere oltre che la facciata esterna anche quelle interne prospicienti il cortile con il preponderante aiuto del collaboratore Morto da Feltre. Il Maestro dipingerà lungo il Canal Grande, con la velocità insita alla tecnica dell'affresco, una sequenza di singole figure distribuite negli intervalli tra le numerose finestre, dove la monumentale bellezza dei nudi femminili è ancor oggi ravvisabile in un celebre frammento staccato nel 1937 e conservato a Palazzo Grimani. Raffigurazioni mitologiche, allegorie della prosperità, delle arti liberali, contenuti astronomici e astrologici, ancora oggi gli studiosi si interrogano sul misterioso significato delle pitture giorgionesche. Mai nulla di simile si era potuto ammirare in città; è il trionfo della "maniera moderna", di una emozionale e tonale visione coloristica oltre che naturalistica, era nata una sorta di pinacoteca a cielo aperto che tutti potevano ammirare, democraticamente a costo zero, bastava solamente alzare lo sguardo. Mentre il maturo Maestro era impegnato nella realizzazione della facciata di rappresentanza, al giovanissimo Tiziano veniva assegnata la decorazione della lunga facciata laterale nell'angusta calle. Il pittore affronta con grande impegno l'impresa arricchendo la partitura architettonica della facciata con finto cornicione a motivi ornamentali e figurali interrotto dall'episodio coloratissimo della "Giuditta" (Ca' D'Oro) seguendo un preciso programma iconografico imposto dallo Stato e raggiungendo esiti di straordinaria efficacia e bravura. In calce un gustoso anneddoto di colore: si narra (Dolce, 1557 e Vasari, 1568) che Giorgione venne fermato da alcuni amici che si complimentarono per la straordinaria bellezza delle pitture che aveva creato nella facciata verso la calle, che abbiamo visto essere di Tiziano, e resosi conto che il giovane allievo aveva ormai superato il Maestro se ne stette per alcuni giorni rinchiuso in casa a smaltire l'onta.

Franca Lugato
:VeNews 209 11/16 
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