1 1 1 1 Museo della Chiesa di Santo Stefano Il museo della chiesa di Santo Stefano si sviluppa attraverso un percorso suggestivo che disegna una panoramica dell’arte sacra in ogni sua espressione: dai dipinti dei secoli XIV-XVIII esposti nella Sacrestia Maggiore, al tesoro della Chiesa (custodito nella Sacrestia Minore); dalle sculture dei secoli XIV-XIX (esposte nel Chiostrino) fino al Coro ligneo del XV sec. L’apertura completa del Museo, a partire dal mese di aprile, intende restituire ai cittadini di Venezia e ai molti visitatori che quotidianamente la percorrono, ignari spesso dei preziosi tesori da essa custoditi, un angolo che merita d’essere riscoperto e conosciuto da tutti.

All’interno della sacrestia maggiore si raccolgono numerose opere di grande valore, tra cui quattro tele di Jacopo Tintoretto e bottega: una piccola Resurrezione, del 1565 circa, mentre del 1579-80 sono tre grandi opere: l’Ultima cena, Cristo lava i piedi agli apostoli, l’Orazione nell’orto. Queste rivelano il gusto dell’artista cinquecentesco per composizioni grandiose, spettacolari e concitate, per scorci arditi dei personaggi inseriti in scenografiche architetture, dove ai contrasti di luci e ombre era affidata la funzione di individuare e sottolineare il movimento delle figure, giungendo, nell’esasperazione delle possibilità dei contrasti luministici, a effetti di grande suggestione drammatica. Nelle opere tarde, come queste, accentuò le sue tendenze fantasmagoriche e visionarie, cui si affiancò un tono di maggiore umiltà narrativa e di più intimo raccoglimento spirituale.
Nel chiostrino adiacente sono esposte opere scultoree della chiesa tra le quali alcune di Pietro Lombardo e la stele funeraria di Giovanni Falier opera neoclassica di Antonio Canova, quale omaggio al committente delle sue prime sculture; la stele rimase nello studio romano dello scultore fino alla sua morte nel 1822, per passare poi a Venezia, quindi nella villa Falier a Asolo e, solo dal 1956, nella chiesa di santo Stefano. Nella sacrestia più piccola sono raccolti numerosi oggetti liturgici e oreficeria sacra di diverse provenienze e secoli. Originariamente, come in molte chiese conventuali, il coro si trovava verosimilmente nella seconda campata della navata centrale di fronte al presbiterio, con stalli lignei contenuti da un septo marmoreo, forse opera di transizione di Antonio Gambello, ornato di rilievi e sculture, probabili opere di Giovanni Buora, analogamente a uno dei pochi esempi rimasti intatti, il coro  dei Frari. Nel 1613 circa, in rispetto alle norme del Concilio di Trento, la struttura fu smantellata ricomponendo parzialmente gli stalli nell’altare maggiore e arbitrariamente due fronti del septo alle pareti del presbiterio.
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